Come si è detto precedentemente Freud propone la suddivisione dello sviluppo libidico in tre fasi: la fase orale, la fase anale e la fase fallica e ciascuna di queste fasi è legata ad una zona erogena, che in quel periodo svolge un ruolo principale nella vita libidica. Con zona erogena s'intende ogni parte del corpo e del rivestimento cutaneo e mucoso che, opportunamente stimolata provoca eccitamento pulsionale, quindi una sensazione di piacere. In generale dunque, si può definire la zona erogena come una fonte pulsionale. Le parti del corpo che sono maggiormente esposte a stimoli di questo tipo, sono quelle legate al soddisfacimento dei bisogni organici e la motivazione è data dal fatto di essere connesse a organi vitali. Arriviamo così alle tre zone/fonti maggiormente investite da un punto di vista pulsionale, che sono la zona orale, la zona anale e la zone fallica-clitoridea.
La zona orale (che corrisponde alla fase orale e dura fino a un anno e 1/2) è la prima zona ad essere investita come fonte pulsionale ed è stimolata dalla suzione. Quando il bambinofa esperienza della suzione, il piacere che priva genera lo stto di bisogno e di eccitazione pulsionale, che ne induce la ripetizione. Il piacere che provoca la suzione è inipendente dalla necessità di nutrirsi: ciò è evidente quando si osserva la funzione calmante che ha sul neonato il succhiare il pollice o il succhiotto.
La zona anale (che corrisponde alla fase anale e dura all'incirca fino i tre anni) comprende l'estremità inferiore del canale alimentare ed è connessa alla funzione del controllo degli sfinteri. Viene investita pulsionalmente in un periodo successivo all'investimento sulla zone orale. La sua stimolazione è legata all'espulsione/ritenzione delle feci, il bambino in questa fase infatti è spinto a fare una specie di giochetto tra il trattenere ed espellere le feci in quanto questo gli provoca una sorta di piacere.
In un'ultima analisi abbiamo la zona fallica (che corrisponde alla fase fallica clitoridea e dura dai tre ai cinque anni), che viene investita dopo la zona orale ed è stimolata dalla minzione o dalla manipolazione dei propri organi sessuali. Il bambino, infatti, in questa fase sposta la sua atttenzione sulla parte dei genitali che sono il glande nel maschio e il clitoride nella femmina. Si tratta di una fase di grande scoperta, dove il bambino comincia a notare le prime differenze anatomiche tra maschi e femmine e comincia inoltre a gettare le basi per la costruzione della propria identità sessuale.
Ogni zona ha la sua funzione e il suo peso nella crescita di ciascun bambino ed è per questo che non devono essere saltate per nessun motivo, ma anzi una volta individuate ne deve essere agevolato e facilitato il passaggio dall'una altra. Affinchè il bambino cresca sanamente è indispensabile che riesca a passare da una zona a quella successiva nei tempi in cui solitamente ciò avviene ed è importante inoltre che la zona erogena in quel momento interessata, non subisca alcun tipo di alterazione positiva o negativa che sia. Con ciò s'intende eccessivo sodisfacimento o eccessiva frustrazione dei bisogni pulsionali come conseguenza ad esempio di intense esperienze affettive, piacevoli o dolorose. (Per ulteriori approfondimenti consultare il sito http://www.ass-arcano.it/freud/fre5.htm).
mercoledì 23 febbraio 2011
venerdì 11 febbraio 2011
Freud e le fasi dello sviluppo psicosessuale (1°parte)
Nel post precedente si era accennato ad alcuni studi freudiani condotti in merito allo sviluppo pisicosessuale e con particolare riguardo al fatto che, anche nella sessualità infantile la sensazione di piacere diviene un punto fondamentale. Vediamo insieme di analizzare e capire i principali punti di tale questione.
Innanzitutto Freud individua lo sviluppo psicosessuale sulla base dello sviluppo libidico, il quale a sua volta è basato sulle pulsioni. Gli elementi che costituiscono la pulsione sono: la spinta ossia il fattore quantitativo di cui è dotata ogni pulsione, la fonte ossia l' origine interna di ogni pulsione definita come luogo (zona erogena, organo,apparato) o processo somatico che viene definito come eccitazione, la meta vale a dire l'attività a cui spinge la pulsione e che porta ad una risoluzione della tensione interna (soddisfacimento) e l'oggetto che rappresenta sia il fine che il mezzo attraverso il quale la pulsione raggiunge la sua meta, cioè un certo tipo di soddisfacimento. La pulsione dunque è la spinta, la carica energetica o ancora il fattore di motricità che fa tendere l'organismo verso una meta. La pulsione ha la sua fonte in una eccitazione somatica (stato di tensione), la sua meta è di sopprimere la stato di tensione che regna nella fonte pulsionale; la pulsione può raggiungere la sua meta nell'oggetto o grazie ad esso.
Dopo tale premessa, passiamo agli studi che Freud ha condotto in merito alla sessualità infantile. Raccolti nei Tre saggi sulla teoria sessuale, essi sono una descrizione dello sviluppo genetico della sessualità infantile diviso in tre importanti fasi : la fase orale, la fase anale e la fase fallica. Prima di andarle a vedere nel dettaglio però, e di capire il nesso tra il nostro principale argomento e il tema di cui si sta trattando è necessario fare una precisazione: il modello di sviluppo della libido proposto da Freud è di tipo epigenetico. In generale, si definisce il Modello Epigenetico come una mappa integrale, funzionale a dare una visione integrale dell'essere umano e della sua perfettibiltà in ogni ambito e Freud ha cercato di fare questo nell'ambito sessuale attraverso l'individuazione di varie fasi. Fasi che non si delimitano ad un breve arco di vita, ma che si protendono lungo l'intero cammino evolutivo durante il quale si sviluppano continuamente nuove strutture formando con le precedenti un tutto unitario e coerente con la crescita propria di ogni individuo o più precisamente con il processo biologico di maturazione dell'individuo stesso. Da ciò si intuisce che la fonte pulsionale (punto cardine della sessualità secondo Freud), nonostante abbia un ugual peso tanto per la sessualità adulta quanto per quella infantile, differisce però per il grado di maturazione fisica, fisiologica, psicologica, neurologica che vi è tra adulto e bambino. Parlare di sessualità infantile dunque non è la stessa cosa che parlare di sessualità adulta, anche se è pur vero che le due non possono comunque essere completamente slegate l'una dall'altra dal momento che la sessualità adulta trova le sue fondamenta in quella infantile.
Innanzitutto Freud individua lo sviluppo psicosessuale sulla base dello sviluppo libidico, il quale a sua volta è basato sulle pulsioni. Gli elementi che costituiscono la pulsione sono: la spinta ossia il fattore quantitativo di cui è dotata ogni pulsione, la fonte ossia l' origine interna di ogni pulsione definita come luogo (zona erogena, organo,apparato) o processo somatico che viene definito come eccitazione, la meta vale a dire l'attività a cui spinge la pulsione e che porta ad una risoluzione della tensione interna (soddisfacimento) e l'oggetto che rappresenta sia il fine che il mezzo attraverso il quale la pulsione raggiunge la sua meta, cioè un certo tipo di soddisfacimento. La pulsione dunque è la spinta, la carica energetica o ancora il fattore di motricità che fa tendere l'organismo verso una meta. La pulsione ha la sua fonte in una eccitazione somatica (stato di tensione), la sua meta è di sopprimere la stato di tensione che regna nella fonte pulsionale; la pulsione può raggiungere la sua meta nell'oggetto o grazie ad esso.
Dopo tale premessa, passiamo agli studi che Freud ha condotto in merito alla sessualità infantile. Raccolti nei Tre saggi sulla teoria sessuale, essi sono una descrizione dello sviluppo genetico della sessualità infantile diviso in tre importanti fasi : la fase orale, la fase anale e la fase fallica. Prima di andarle a vedere nel dettaglio però, e di capire il nesso tra il nostro principale argomento e il tema di cui si sta trattando è necessario fare una precisazione: il modello di sviluppo della libido proposto da Freud è di tipo epigenetico. In generale, si definisce il Modello Epigenetico come una mappa integrale, funzionale a dare una visione integrale dell'essere umano e della sua perfettibiltà in ogni ambito e Freud ha cercato di fare questo nell'ambito sessuale attraverso l'individuazione di varie fasi. Fasi che non si delimitano ad un breve arco di vita, ma che si protendono lungo l'intero cammino evolutivo durante il quale si sviluppano continuamente nuove strutture formando con le precedenti un tutto unitario e coerente con la crescita propria di ogni individuo o più precisamente con il processo biologico di maturazione dell'individuo stesso. Da ciò si intuisce che la fonte pulsionale (punto cardine della sessualità secondo Freud), nonostante abbia un ugual peso tanto per la sessualità adulta quanto per quella infantile, differisce però per il grado di maturazione fisica, fisiologica, psicologica, neurologica che vi è tra adulto e bambino. Parlare di sessualità infantile dunque non è la stessa cosa che parlare di sessualità adulta, anche se è pur vero che le due non possono comunque essere completamente slegate l'una dall'altra dal momento che la sessualità adulta trova le sue fondamenta in quella infantile.
domenica 6 febbraio 2011
Lo sviluppo psicosessuale e il controllo sfinterico
Un aspetto da non sottovalutare quando si parla del controllo sfinterico, è lo sviluppo psicosessuale del bambino. Innanzitutto bisogna chiarire il termine psicosessuale, con il quale si usa definire lo sviluppo e il funzionamento della personalità in quanto essi possono essere influenzati dalla sessualità dell'individuo. quest'ultima a sua volta dipende essenzialmente da quattro fattori: identità sessuale, identità di genere, orientamento sessuale e comportamento sessuale. Rispetto ai quattro sono i primi due a interessarci in quanto è in merito ad essi che il bambino comincia a conoscersi e a delinearsi sia fisicamente che psicologicamente. L'identità sessuale è costituita dalle caratteristiche biologiche di una persona: cromosomi, genitali esterni, genitali interni , composizione ormonale, gonadi e caratteristiche sessuali secondarie. L'identità di genere invece è quella sensazione di appartenere o meno a un sesso ed è quindi la sensazione di sentirsi maschio o femmina e che dovrebbe in uno sviluppo normale rispecchiare coerentemente l'identità sessuale. Il bambino soprattutto nei primi anni di vita, non è assolutamente estraneo a tutto questo e non si può nemmeno considerarlo tale.
Prima di approfondire il discorso è essenziale chiarire anche un altro punto, ossia che cosa s'intende con il termine di sessualità quando viene riferito all'infanzia. Quando si parla di sessualità spesso s'incorre nell'errore di associarla alla "pratica sessuale" e se così fosse sorgerebbe spontaneo chiedersi che cosa possa effetivamente centrare con l'infanzia e più propriamente con bambini aventi un'età compresa tra gli 0 e i 3 anni. Consultando invece un manuale di neuropsichiatria o in alternativa navigando su internet alla ricerca del significato, si scopre che attorno a tale termine si articola un discorso ampio e complesso. La sessualità, dunque, in ambito umano si profila come un aspetto fondamentale e complesso del comportamento che riguarda da un lato gli atti finalizzati alla riproduzione e alla ricerca del piacere e da un altro anche gli aspetti psicologici, sociali e culturali che si sono evoluti in relazione alle caratteristiche diverse del genere maschile e femminile. Tale termine dunque non si esaurisce certo nel puro atto sessuale, ma riguarda l'intera crescita dell'individuo e coinvolge tutta la sua vita relazionale da un punto di vista biologico, psicologico e culturale.
Dopo tale premessa, nel momento in cui allora si parla di infanzia e sessualità si intuisce come quest'ultima possa rappresentare uno straordinario mezzo di conoscenza per il bambino. Il bambino infatti fortemente incuriosito dal suo corpo ma anche dal corpo degli altri, dalle idee o dagli stereotipi che ne ruotano attorno, dal suo funzionamento e dagli eventuali cambiamenti che può subire comincia a conoscersi da un punto di vista fisico ma anche psicologico, a notare le differenze o le somiglianze e a porsi degli importanti interrogativi. Un riscontro di tutto ciò può essere dato dal fatto che già a 2-3 anni il bambino sembra riconoscere la sua appartenenza ad un sesso e questo succede perché innazitutto arriva a capire la propria identità di sessuale e a interiorizzare conseguentemente anche la propria identità di genere.
Il bambino prima di arrivare a questo importante passo, spinto come si è già detto da una forte curiosità sessuale osserva, sperimenta e manipola il proprio corpo scoprendo dunque anche il proprio organo genitale, il suo funzionamento e il proprio sesso.
La scoperta del sesso si accompagna così alla sua manipolazione. Integrata, inizialmente verso i 6-7 mesi negli schemi sensomotori che favoriscono la scoperta del corpo, la manipolazione dell'orgno sessuale diviene ben presto un'attività a sé stante in cui la ricerca di un piacere masturbatorio diviene essenziale. Anche nella sessualità infantile la ricerca del piacere è un punto cardine, su cui però ritorneremo a parlarne prossimamente proponendo alcuni studi che Freud ha fatto al riguardo.
Dopo tale digressione, riprendiamo il discorso dicendo che le prime manipolazioni sessuali più precoci (dai 6-7mesi) incluse negli schemi senso motori sono possibili solo nel maschio per motivi di configurazione anatomica dove la sessualità dei bambini infatti è ben visibile e reperibile a differenza delle bambine.
vere e proprie masturbazioni compaiono verso i 2-3 anni, sia nel maschio che nella femmina, decrescono per 1-2 anni , riprendono poi intensamente tra i 5-6 anni sia come masturbazione diretta sia come attività ritmica: dondolamento del corpo, flesso-estensione delle cosce, ecc. Da questo punto di vista la bambina scopre non solo il suo clitoride ma anche la sua vagina proprio come il maschio scopre il pene.
Ecco allora che questa fase di scoperta in concomitanza con l'inizio dell'educazione al controllo sfinterico è di importanza assoluta. Il bambino in questa fase di scoperta non solo ha un approccio diretto con alcune parti del suo corpo, ma ciò lo induce anche a scoprirne il funzionamento e tutti gli stimoli che le investono imparando così (sollecitato magari da figure adulte) ad ascoltarli e a controllarli. A proposito di figure adulte, l'adulto gioca un ruolo molto importante, in quanto può fungere da modello agli occhi del bambino. Il bambino, infatti, identificandosi con la figura parentale dello stesso sesso è spinto ad imitare i comportamenti e gli atteggiamenti della madre o del padre. Questo principio di imitazione può essere accentuato ancora di più, nel momento in cui oltre ai genitori il bambino può confrontarsi anche con fratelli o sorelle. La curiosità sessuale del bambino è normale essere volta non solo nei confronti del proprio corpo, ma anche verso la sessualità adulta dalla quale notando somiglianze e differenze vi è un'ulteriore conoscenza e affermazione di sé e di quello che si è. A questo punto, maggiore è la conoscenza e la confidenza che il bambino ha con il proprio corpo e maggiore sarà anche la probabilità che accetti con minore indugio il fatto di cominciare a fare a meno del pannolino.
Riferimenti bilbliografici e sitografici:
D. Marcelli, "Psicopatolgia del bambino", Elsevier, 2009
http://it.wikipedia.org/wiki/Sessualit%C3%A0
http://www.inpsico.org/2009/05/sessualita-normale-e-psicosessualita_28.html
Prima di approfondire il discorso è essenziale chiarire anche un altro punto, ossia che cosa s'intende con il termine di sessualità quando viene riferito all'infanzia. Quando si parla di sessualità spesso s'incorre nell'errore di associarla alla "pratica sessuale" e se così fosse sorgerebbe spontaneo chiedersi che cosa possa effetivamente centrare con l'infanzia e più propriamente con bambini aventi un'età compresa tra gli 0 e i 3 anni. Consultando invece un manuale di neuropsichiatria o in alternativa navigando su internet alla ricerca del significato, si scopre che attorno a tale termine si articola un discorso ampio e complesso. La sessualità, dunque, in ambito umano si profila come un aspetto fondamentale e complesso del comportamento che riguarda da un lato gli atti finalizzati alla riproduzione e alla ricerca del piacere e da un altro anche gli aspetti psicologici, sociali e culturali che si sono evoluti in relazione alle caratteristiche diverse del genere maschile e femminile. Tale termine dunque non si esaurisce certo nel puro atto sessuale, ma riguarda l'intera crescita dell'individuo e coinvolge tutta la sua vita relazionale da un punto di vista biologico, psicologico e culturale.
Dopo tale premessa, nel momento in cui allora si parla di infanzia e sessualità si intuisce come quest'ultima possa rappresentare uno straordinario mezzo di conoscenza per il bambino. Il bambino infatti fortemente incuriosito dal suo corpo ma anche dal corpo degli altri, dalle idee o dagli stereotipi che ne ruotano attorno, dal suo funzionamento e dagli eventuali cambiamenti che può subire comincia a conoscersi da un punto di vista fisico ma anche psicologico, a notare le differenze o le somiglianze e a porsi degli importanti interrogativi. Un riscontro di tutto ciò può essere dato dal fatto che già a 2-3 anni il bambino sembra riconoscere la sua appartenenza ad un sesso e questo succede perché innazitutto arriva a capire la propria identità di sessuale e a interiorizzare conseguentemente anche la propria identità di genere.
Il bambino prima di arrivare a questo importante passo, spinto come si è già detto da una forte curiosità sessuale osserva, sperimenta e manipola il proprio corpo scoprendo dunque anche il proprio organo genitale, il suo funzionamento e il proprio sesso.
La scoperta del sesso si accompagna così alla sua manipolazione. Integrata, inizialmente verso i 6-7 mesi negli schemi sensomotori che favoriscono la scoperta del corpo, la manipolazione dell'orgno sessuale diviene ben presto un'attività a sé stante in cui la ricerca di un piacere masturbatorio diviene essenziale. Anche nella sessualità infantile la ricerca del piacere è un punto cardine, su cui però ritorneremo a parlarne prossimamente proponendo alcuni studi che Freud ha fatto al riguardo.
Dopo tale digressione, riprendiamo il discorso dicendo che le prime manipolazioni sessuali più precoci (dai 6-7mesi) incluse negli schemi senso motori sono possibili solo nel maschio per motivi di configurazione anatomica dove la sessualità dei bambini infatti è ben visibile e reperibile a differenza delle bambine.
vere e proprie masturbazioni compaiono verso i 2-3 anni, sia nel maschio che nella femmina, decrescono per 1-2 anni , riprendono poi intensamente tra i 5-6 anni sia come masturbazione diretta sia come attività ritmica: dondolamento del corpo, flesso-estensione delle cosce, ecc. Da questo punto di vista la bambina scopre non solo il suo clitoride ma anche la sua vagina proprio come il maschio scopre il pene.
Ecco allora che questa fase di scoperta in concomitanza con l'inizio dell'educazione al controllo sfinterico è di importanza assoluta. Il bambino in questa fase di scoperta non solo ha un approccio diretto con alcune parti del suo corpo, ma ciò lo induce anche a scoprirne il funzionamento e tutti gli stimoli che le investono imparando così (sollecitato magari da figure adulte) ad ascoltarli e a controllarli. A proposito di figure adulte, l'adulto gioca un ruolo molto importante, in quanto può fungere da modello agli occhi del bambino. Il bambino, infatti, identificandosi con la figura parentale dello stesso sesso è spinto ad imitare i comportamenti e gli atteggiamenti della madre o del padre. Questo principio di imitazione può essere accentuato ancora di più, nel momento in cui oltre ai genitori il bambino può confrontarsi anche con fratelli o sorelle. La curiosità sessuale del bambino è normale essere volta non solo nei confronti del proprio corpo, ma anche verso la sessualità adulta dalla quale notando somiglianze e differenze vi è un'ulteriore conoscenza e affermazione di sé e di quello che si è. A questo punto, maggiore è la conoscenza e la confidenza che il bambino ha con il proprio corpo e maggiore sarà anche la probabilità che accetti con minore indugio il fatto di cominciare a fare a meno del pannolino.
Riferimenti bilbliografici e sitografici:
D. Marcelli, "Psicopatolgia del bambino", Elsevier, 2009
http://it.wikipedia.org/wiki/Sessualit%C3%A0
http://www.inpsico.org/2009/05/sessualita-normale-e-psicosessualita_28.html
domenica 16 gennaio 2011
Approfondiamo la questione
L'educazione sfinterica costituisce un momento denso di significati anche alla luce di ulteriori aspetti. Uno di questi è il fatto che il bambino concepisce le proprie feci al pari di un oggetto prezioso. Le materie fecali veicolano un significato simbolico di grande valore, in quanto il bambino le considera una sorta di oggetto-dono, contenuto prodotto o parte del proprio corpo. A ciò si lega un altro aspetto costituito dalle cosiddette dimensioni del "dare" e "trattenere" analizzate rispettivamente da Freud e Erikson. Il primo sostiene a tal proposito che dare e trattenere i propri prodotti diviene per il bambino una modalità di rapporto privilegiato con la figura di riferimento e in particolar modo con la madre e per questo l'atteggiamento educativo di quest'ultima rappresenta un contributo per la strutturazione della personalità del bambino. Si tratta di mostrare al bambino una prima forma di gratificazione e nello stesso tempo di sviluppare un adeguato autocontrollo.
Il secondo afferma che "il raggiungimento della maturità muscolare prepara il terreno per l'esperienza di due insiemi simultanei di modalità sociali: trattenere e lasciare andare". Erikson dà una lettura particolare riguardo ai significati che conducono alla definizione e agli atteggiamenti che il bambino ha sulla propria produzione al dare e e al ricevere e più tardi al denaro e alla sua accumulazione e al suo sperpero. Nonostante la sua possa sembrare una lettura azzardata della questione, Erikson con ciò vuole sottolineare come tutta la quotidinità del bambino si definisce e ridefinisce in questo periodo. Buona parte delle fondamenta della sua personalità e del suo rapporto con il dare e il ricevere anche sotto il profilo economico ma non solo, vengono gettate proprio entro i confini di questo periodo in base a quanto avviene tra bambino e ambiente educante e in base all'atteggiamento che gli adulti hanno nei suoi confronti.
Il secondo afferma che "il raggiungimento della maturità muscolare prepara il terreno per l'esperienza di due insiemi simultanei di modalità sociali: trattenere e lasciare andare". Erikson dà una lettura particolare riguardo ai significati che conducono alla definizione e agli atteggiamenti che il bambino ha sulla propria produzione al dare e e al ricevere e più tardi al denaro e alla sua accumulazione e al suo sperpero. Nonostante la sua possa sembrare una lettura azzardata della questione, Erikson con ciò vuole sottolineare come tutta la quotidinità del bambino si definisce e ridefinisce in questo periodo. Buona parte delle fondamenta della sua personalità e del suo rapporto con il dare e il ricevere anche sotto il profilo economico ma non solo, vengono gettate proprio entro i confini di questo periodo in base a quanto avviene tra bambino e ambiente educante e in base all'atteggiamento che gli adulti hanno nei suoi confronti.
martedì 11 gennaio 2011
"Rivoluzione sfinterica"... Sorge il concetto di indipendenza nel bambino.
Fino a questo punto abbiamo parlato del controllo sfinterico come un meccanismo fisiologico, una pratica, un momento delicato, una tappa importante ed essenziale nel percorso di crescita di un bambino. L'importanza che viene attribuita a questa conquista è tale, tanto da divenire molto spesso motivo di vanto e fonte di orgoglio per mamme e papà. Proprio per questo a volte i genitori (non tutti ovviamente), presi dalla smania di voler emancipare il proprio bambino, tendono ad anticipare il fatidico momento o a esercitare pressioni sul bimbo commettendo così dei gravi errori. Si è detto più di una volta che non è semplice capire quando il bambino sia pronto oppure no, ma non è così difficile capire che è lui il "protagonista" e che dobbiamo rispettare i suoi tempi.
Il controllo degli sfinteri dunque deve essere una conquista che parte dal bambino e non dagli adulti che gli stanno attorno, quest'ultimi infatti lo potranno motivare e affiancare ma non potranno mai sostituirsi a lui. Se ciò avvenisse, nel bambino non sorgerebbe quel concetto di indipendenza che va di pari passo ad un'efficace educazione sfinterica. Quando all'inizio, infatti, abbiamo introdotto il tema del controllo sfinterico parlandone come di una tappa importante ed essenziale, intendevamo riferirci alla rilevanza che esso assume in primis nella vita dei bambini e poi secondariamente nella vita dei genitori. A volte però questo non succede e sono gli adulti a prendere il sopravvento quando invece bisognerebbe fermarsi e chiedersi che cosa rappresenta questa fase per il bambino e come quest'ultimo si rapporta in merito ad essa.
Da un punto di vista psicologico, l'atto del controllo determina nel bambino una sorta di "rivoluzione" ed implica una ridefinizione di tutto ciò che il bambino è stato fino a quel momento e di tutto ciò che gli adulti fino a quel momento hanno significato per lui. Il bambino a questo punto è spinto a mettersi in discussione, in quanto è invitato a riconoscersi come entità separata dalla figura di riferimento (la madre o l'educatrice) e ad abbandonare il pannolino. Ovviamente il bambino andrà accompagnato gradatamente verso queste due grandi conquiste. Per quanto riguarda la prima si vuole porre in evidenza il fatto che il bambino, nonostante possa costantemente fare affidamento al proprio caregiver necessita di staccarsi da lui e cercare la propria indipendenza. Con ciò s'intende dire che il bambino non deve più aspettare che l'adulto si sostituisca a lui rispondendo a i suoi stimoli, perché sarà il bambino stesso che imparerà a riconoscerli e a fornire autonomamente de "feedback"corretti e tempestivi. Per quanto riguarda la seconda, ciò che si vuole evidenziare è il fatto che il bimbo nel momento in cui abbandona il pannolino, comincia fare affidamento sulle proprie capacità anziché su un oggetto esterno. Un po' alla volta capirà che per soddisfare i suoi bisogni e gestire le proprie funzioni, dovrà mettersi in ascolto del proprio corpo e riconoscerne gli eventuali stimoli. Proprio perché allora non si sta parlando di un semplice meccanismo ma di qualcosa che va al di là di questo, il bambino in questa fase non si stacca semplicemente dal pannolino o dall'adulto ma elabora in lui e per lui un primo concetto di indipendenza.
L'immagine è stata presa da: http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2009/11/04/i-genitori-di-padri-separati-si-uniscono-non-vogliamo-piu-vedere-i-nostri-figli-umiliati/
Il controllo degli sfinteri dunque deve essere una conquista che parte dal bambino e non dagli adulti che gli stanno attorno, quest'ultimi infatti lo potranno motivare e affiancare ma non potranno mai sostituirsi a lui. Se ciò avvenisse, nel bambino non sorgerebbe quel concetto di indipendenza che va di pari passo ad un'efficace educazione sfinterica. Quando all'inizio, infatti, abbiamo introdotto il tema del controllo sfinterico parlandone come di una tappa importante ed essenziale, intendevamo riferirci alla rilevanza che esso assume in primis nella vita dei bambini e poi secondariamente nella vita dei genitori. A volte però questo non succede e sono gli adulti a prendere il sopravvento quando invece bisognerebbe fermarsi e chiedersi che cosa rappresenta questa fase per il bambino e come quest'ultimo si rapporta in merito ad essa.
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| Foto: la Presse |
L'immagine è stata presa da: http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2009/11/04/i-genitori-di-padri-separati-si-uniscono-non-vogliamo-piu-vedere-i-nostri-figli-umiliati/
lunedì 3 gennaio 2011
Per un'efficace "educazine al vasino".. alcuni punti da cui partire!
Facciamo un piccolo passo indietro e andiamo a ripescare alcuni concetti che hanno dato inizio a questo blog. Si è detto che "insegnare l'autonomia non è semplice e perché non diventi un'operazione stressante tanto per bambini quanto per adulti bisogne essere a conoscenza d alcuni punti", o ancora " la strada verso l'autonomia è tanto più semplice quanto più ci si sforza di conoscere il bambino e di capire quali siano i suoi punti forti". Per finire si è messo in evidenza anche un altro punto di estrema importanza senza il quale non potrebbe avere inizio un efficace percorso volto all'autonomia del bambino. Tale punto riguarda il fatto di essere in grado di cogliere il momento in cui il bambino si sente pronto a compiere questo passo, momento costituito da una serie di segnali più o meno espliciti di natura fisiologica, neurologica, psicologica ecc.. che il bambino stesso fornisce e che gli adulti che gli stanno attorno devono captare. La domanda che a questo punto allora sorge spontanea è : "quali sono questi segnali e come fare a coglierli?". Vediamolo insieme.
In genere l'educazione sfinterica ha inizio intorno al compimento del diciottesimo mese in quanto è a partire da questa età che si ha una combinazione di elementi atti a favorirne l'aquisizione.
1. In primo luogo il bambino è pronto da un punto di vista fisiologico a riconoscere lo stimolo.
Segnali che potrebbero far capire questa condizione potrebbero essere per esempio la volontà di imitare i compagni, il fatto di aver iniziato a regolarizzare i propri bisogni fisiologici o il fatto di cominciare ad acquisire un certo senso dell'ordine...
2. In secondo luogo si ha l'acquisizione del linguaggio che permette la comunicazione e la verbalizzazione dello stimolo. Il bambino non solo deve essere in grado di riconoscere il bisogno fisiologico, ma deve anche essere in grado di esprimerlo.
Segnali che potrebbero far capire questa condizione potrebbero essere dati dal fatto che il bambino denomina i suoi prodotti con i relativi nomi di "cacca" e pipì". o ancora dal fatto che il bambino comprende il linguaggio e riesce ad eseguire delle azioni su richiesta. un altro segnale potrebbe essere che avverte lo stimolo e avvisa l'educatrice (se è al nido) o il genitore (se è a casa).
3. In terzo luogo a partire dai 18-24 mesi il bambino acquisisce la funzione simbolica del pensiero. Questa capacità rappresentativa giustifica: la comparsa del linguaggio, la capacità di imitazione differita e la proposta di giochi simbolici. Il fatto che il bambino sviluppi questa funzione può rappresentare un carta vincente per il gruppo di educatrici.
A partire dai 18 mesi il bambino acquisisce dunque una serie di competenze e capacità, che gli permettono di affrontare con maggiore consapevolezza e serenità l'esperianza della propria autonomia corporale. L'aquisizione di queste competenze però, è bene sottolineare che non porta necessariamente all'aquisizione del controllo sfinterico, in quanto questa conquista non è immediata ed esse costituiscono pertanto solo il punto da cui partire. Il fatto che un bambino allora giunto al diciottesimo mese, non sia ancora in grado di controllare gli sfinteri, non deve meravigliare tanto meno allarmare. L'eventuale ritardo al raggiungimento di questa tappa non è da attribuire necessariamnte a un disturbo o addirittura a un'alterazione fisiologica, ma più semplicemente al fatto che il bambino non si senta ancora pronto. L'educazione sfinterica comporta dunque grandi tempi di attesa e comprensione tenendo conto anche del fatto che ogni bambino è diverso dall'altro. Spetta quindi alle educatrici o alle eventuali figure di riferimento, lavorare proprio all'interno di questi tempi e attivare delle piste che in qualche modo possano favorirli ed accorciarli nel momento in cui vi siano le condizioni per farlo.
L'immagine è stata presa da: http://mamme.myblog.it/archive/2009/05/14/traguardo-vasino.html
In genere l'educazione sfinterica ha inizio intorno al compimento del diciottesimo mese in quanto è a partire da questa età che si ha una combinazione di elementi atti a favorirne l'aquisizione.
1. In primo luogo il bambino è pronto da un punto di vista fisiologico a riconoscere lo stimolo.
Segnali che potrebbero far capire questa condizione potrebbero essere per esempio la volontà di imitare i compagni, il fatto di aver iniziato a regolarizzare i propri bisogni fisiologici o il fatto di cominciare ad acquisire un certo senso dell'ordine...
2. In secondo luogo si ha l'acquisizione del linguaggio che permette la comunicazione e la verbalizzazione dello stimolo. Il bambino non solo deve essere in grado di riconoscere il bisogno fisiologico, ma deve anche essere in grado di esprimerlo.
Segnali che potrebbero far capire questa condizione potrebbero essere dati dal fatto che il bambino denomina i suoi prodotti con i relativi nomi di "cacca" e pipì". o ancora dal fatto che il bambino comprende il linguaggio e riesce ad eseguire delle azioni su richiesta. un altro segnale potrebbe essere che avverte lo stimolo e avvisa l'educatrice (se è al nido) o il genitore (se è a casa).
3. In terzo luogo a partire dai 18-24 mesi il bambino acquisisce la funzione simbolica del pensiero. Questa capacità rappresentativa giustifica: la comparsa del linguaggio, la capacità di imitazione differita e la proposta di giochi simbolici. Il fatto che il bambino sviluppi questa funzione può rappresentare un carta vincente per il gruppo di educatrici.
A partire dai 18 mesi il bambino acquisisce dunque una serie di competenze e capacità, che gli permettono di affrontare con maggiore consapevolezza e serenità l'esperianza della propria autonomia corporale. L'aquisizione di queste competenze però, è bene sottolineare che non porta necessariamente all'aquisizione del controllo sfinterico, in quanto questa conquista non è immediata ed esse costituiscono pertanto solo il punto da cui partire. Il fatto che un bambino allora giunto al diciottesimo mese, non sia ancora in grado di controllare gli sfinteri, non deve meravigliare tanto meno allarmare. L'eventuale ritardo al raggiungimento di questa tappa non è da attribuire necessariamnte a un disturbo o addirittura a un'alterazione fisiologica, ma più semplicemente al fatto che il bambino non si senta ancora pronto. L'educazione sfinterica comporta dunque grandi tempi di attesa e comprensione tenendo conto anche del fatto che ogni bambino è diverso dall'altro. Spetta quindi alle educatrici o alle eventuali figure di riferimento, lavorare proprio all'interno di questi tempi e attivare delle piste che in qualche modo possano favorirli ed accorciarli nel momento in cui vi siano le condizioni per farlo.
L'immagine è stata presa da: http://mamme.myblog.it/archive/2009/05/14/traguardo-vasino.html
martedì 28 dicembre 2010
Che cos'è il controllo sfinterico e l'educazione che ne ruota attorno
Fino a questo punto si è fatta un'introduzione generale all'argomento, ma andiamo a vedere in dettaglio di cosa si tratta. Nel momento in cui si parla di controllo sfinterico a cosa ci si riferisce?
L'educazione al controllo sfinterico (controllo relativo ai muscoli ad anello dell'ano e della vescica che contraendosi e rilasciandosi ne determinano la relativa apertura e chiusura) costituisce un aspetto essenziale dell'educazione infantile, in quanto il bambino durante questo percorso sperimenta una prima forma di piena autonomia. Il meccanismo di ritenzione ed espulsione dei contenuti fecali si lega alla possibilità di esercitare autonomamente un controllo sul proprio corpo, acquisendo in questo modo una nuova indipendenza dalla madre ma anche da un oggetto esterno a lui come il pannolino.
Ciò che è bene sottolineare è il fatto che il controllo sfinterico è sì un meccanismo fisiologico, ma l'educazione che ne ruota attorno è molto più complessa di una mera operazione meccanica. Questo perché l'educazione sfinterica si delinea come un momento denso di significati che vanno ben oltre al significato letterale dell'atto fisiologico. Oltre a considerare quest'ultimo è indispensabile infatti tenere presente altri importanti aspetti, quali quello psicomotorio, neurologico, psicologico, emotivo e perché no anche quello socioculturale. Tenere presente l'insieme di questi aspetti è importante, in quanto ci permette di capire se il bambino è pronto oppure no avviare il percorso volto alla conquista della propria autonomia. "L'educazione al vasino" usando un'espressione del gergo comune, non può essere occasionale e non può nemmeno iniziare senza sapere se il bambino è pronto a compiere tale passo, in quanto sarebbe inutile e potrebbe addirittura destabilizzare il bambino stesso. Affinché sia efficace è necessario essere in grado di captare quei segnali che il bambino ci dà, segnali che riguardano per l'appunto la sfera fisiologica, neurologica, psicologica ecc... Trattandosi di bambini così piccoli i segnali che essi ci potranno dare, non saranno sempre espliciti e nemmeno saranno semplici da intuire.. l'impresa però sarà tanto più facile quanto più sapremo metterci in loro ascolto rispettando quelli che sono i loro ritmi e i loro tempi, i loro desideri e i loro stati d'animo, le loro sicurezze e le loro paure.
L'immagine è stata presa da: http://nuke.uisp.trieste.it/LENOSTREATTIVITA/PROGETTI/PEDIBUSGIOTTI20102011/tabid/174/Default.aspx:
L'educazione al controllo sfinterico (controllo relativo ai muscoli ad anello dell'ano e della vescica che contraendosi e rilasciandosi ne determinano la relativa apertura e chiusura) costituisce un aspetto essenziale dell'educazione infantile, in quanto il bambino durante questo percorso sperimenta una prima forma di piena autonomia. Il meccanismo di ritenzione ed espulsione dei contenuti fecali si lega alla possibilità di esercitare autonomamente un controllo sul proprio corpo, acquisendo in questo modo una nuova indipendenza dalla madre ma anche da un oggetto esterno a lui come il pannolino.
Ciò che è bene sottolineare è il fatto che il controllo sfinterico è sì un meccanismo fisiologico, ma l'educazione che ne ruota attorno è molto più complessa di una mera operazione meccanica. Questo perché l'educazione sfinterica si delinea come un momento denso di significati che vanno ben oltre al significato letterale dell'atto fisiologico. Oltre a considerare quest'ultimo è indispensabile infatti tenere presente altri importanti aspetti, quali quello psicomotorio, neurologico, psicologico, emotivo e perché no anche quello socioculturale. Tenere presente l'insieme di questi aspetti è importante, in quanto ci permette di capire se il bambino è pronto oppure no avviare il percorso volto alla conquista della propria autonomia. "L'educazione al vasino" usando un'espressione del gergo comune, non può essere occasionale e non può nemmeno iniziare senza sapere se il bambino è pronto a compiere tale passo, in quanto sarebbe inutile e potrebbe addirittura destabilizzare il bambino stesso. Affinché sia efficace è necessario essere in grado di captare quei segnali che il bambino ci dà, segnali che riguardano per l'appunto la sfera fisiologica, neurologica, psicologica ecc... Trattandosi di bambini così piccoli i segnali che essi ci potranno dare, non saranno sempre espliciti e nemmeno saranno semplici da intuire.. l'impresa però sarà tanto più facile quanto più sapremo metterci in loro ascolto rispettando quelli che sono i loro ritmi e i loro tempi, i loro desideri e i loro stati d'animo, le loro sicurezze e le loro paure.
L'immagine è stata presa da: http://nuke.uisp.trieste.it/LENOSTREATTIVITA/PROGETTI/PEDIBUSGIOTTI20102011/tabid/174/Default.aspx:
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